Tra video ed esperienze online, come rinascono le dating app

Come tutto, come tutti, anche l’amore e le dating appsi adattano al Covid. Lo si è detto fin dall’inizio dell’epidemia, quando a una pletora di titolisti non è parso vero di parafrasare uno dei più celebri romanzi di Gabriel García Márquez.

Dating app al tempo del Covid-19

E se non si tratta proprio della stessa passione totalizzante che animava Florentino Ariza e Fermina Dazain L’amore ai tempi del colera, si parla comunque di tutta quella serie di attività che comprende (comprendeva) il vedersi da qualche parte senza timore d’assembramento, scegliere il ristorante privo di barriere di plexiglass, il locale per l’after-dinner, se le cose si mettono bene finire a fare sesso.

Fase 2 o meno, oggi non è così semplice, le distrazioni possono costare caro: l’altro giorno a Pavia un ragazzo è stato multato di 400 euro per aver abbracciato in pubblico la sua fidanzata, che deve averlo guardato inorridita prima del pronto arrivo delle forze dell’ordine (non erano conviventi).

Le dating app oggi

Pure le dating app – che appena prima della pandemia andavano fortissimo, vista la progressiva eliminazione del tradizionale stigma sociale per il quale si trattava di pratiche tra il disperato e il perverso – hanno dovuto rivedere i loro programmi. Le menti dietro alle innovazioni che, di volta in volta, consentono a uno dei tanti competitor (TinderBumbleGrindrHinge eccetera) di balzare in avanti verso l’agognata testa della classifica delle app di telefonia mobile più scaricate (la spesa nel 2019 è stata di 2,2 miliardi dollari) ora s’industriano a elaborare surrogati che non facciano rimpiangere troppo il caffè.

Se vedersi di persona è pericoloso o comunque sconveniente, ci si vede via Zoom o Meet, o meglio ancora nelle videochat preparate all’uopo che hanno fatto capolino all’interno delle dating app stesse. Alla peggio, si può fantasticare su che cosa si farà dopo, e sotto sotto non manca chi è perfino contento della situazione attuale – senza socialità imposta, senza dover presenziare ai famigerati aperitivi che fanno infuriare i sindaci di mezzo Paese. Ci si può sempre messaggiare, in fondo, e la gamification ormai onnipresente in più di un caso trasforma il fragile equilibrio delle relazioni umane in un gioco mobile dove si fa swipe a destra e a manca, si raggiungono livelli o si ottengono distintivi da esibire.

Come uscire insieme senza uscire di casa

Gli sviluppatori si sono adeguati, dicevamo. A invenzioni come il superlike s’è aggiunto il tasto “sono pronto per una videochiamata”; le conversazioni iniziate solo dalle donne si accompagnano alle uscite virtuali senza alzarsi dal divano. Sembra aver funzionato. Considerando i settori colpiti dal coronavirus, tra i pochi che ci hanno guadagnato (il delivery, i passatempi d’ogni genere, la telepresenza) e quelli che ci hanno perso (più o meno tutti gli altri), Tinder e soci perlomeno vivacchiano in una mediocrità aurea, e qualcuno (Hinge) ha addirittura fatto meglio nella settimana tra il 10 e il 16 maggio che nei sette giorni medi dello scorso gennaio; probabilmente nei Paesi dove il lockdown è finito e la voglia di contatto fisico ha fatto il resto.

L’importante è inventarsi qualcosa che possa far passare ‘a nuttata, aspettando che il dating tradizionale possa tornare in sicurezza. Come ha fatto Bumble, da qualche giorno in partnership con Airbnb (che qualche settimana fa ha dato il benservito a 1.900 dipendenti, un quarto del totale della forza lavoro) per creare delle esperienze online ideali per gli appuntamenti romantici. Il più noto portale per l’ospitalità privata ha infatti offerto una serie di attività da fare in remoto approvate da Bumble, che ha fama di essere la più inattaccabile dal punto di vista della presentabilità sociale.

Le più gettonate vanno dalla lettura condivisa dei tarocchi con una signora di Austin alle sessioni di laughter yoga a Lisbona(qualunque cosa sia lo “yoga della risata”), dall’incontro con le pecore da lana di una fattoria neozelandese ai concerti jazz in un club segreto di Amsterdam. E ci sono pure due premiatissimi fiorentini, Luca e Lorenzo, fondatori del progetto LovexFood, che insegnano a fare la pasta. Tutto da condividere in due (o in più di due), aspettando la fine della pandemia.

Il grande interrogativo, infatti, rimane questo: quanto rimarrà di tutto ciò in un futuro nelle speranze di tutti prossimo, quando tra vaccino e immunità non ci sarà più bisogno di limitare le nostre effusioni a una webcam, magari non con il massimo della definizione? Sarà un cambiamento epocale anche nei rituali del corteggiamento o ci sarà un colossale processo di rimozione, come le piste ciclabili inaugurate durante il lockdown in nome della mobilità dolce e che verranno con tutta probabilità cancellata al ritorno del traffico dell’ora di punta? Come tutto quello che riguarda la pandemia, non si sa. Ma i numeri aiutano a farsi un’idea.