La crisi dello shopping per il coronavirus: da H&M a Zara l’anno nero dei negozi

Il coronavirus ha mandato in crisi anche le grosse catene del fast fashion come Zara, H&M e Uniqlo. Durante il lockdown lo shopping ha lasciato spazio ad altre attività, senza contare che l’e-commerce ha tolto una larga fetta di clienti ai negozi fisici, un’abitudine che durante la reclusione si è addirittura perfezionata. 

La crisi economica per le grandi catene

Negli ultimi 10 o 15 anni, la necessità di avere sempre abiti nuovi e a basso costo ha spinto il modello di business di grosse catene come Zara, H&M e altri che hanno anche sfruttato la globalizzazione e la tendenza ad acquistare più capi e spendere meno. La crisi è iniziata già nel 2018 con il fallimento del noto marchio Forever21 e poi con  la crisi di H&M, che solo poco tempo fa ha annunciato un calo dei profitti e la chiusura di alcuni punti vendita.

Come scrive Corriere, una ulteriore botta per il settore è arrivata con la pandemia da coronavirus. La domanda di abiti è crollata, sebbene l’online abbia in parte tenuto, e la capitalizzazione di mercato è scesa del 40 per cento. Solo H&M ha dichiarato di aver perso il 46% delle vendite, con la conseguente chiusura di 3.441 negozi di cui 8 in Italia. Non se la passa bene neanche Zara, con la chiusura temporanea di oltre la metà dei negozi e un calo delle vendite del 24% a marzo.