Coronavirus, come cambier? lo shopping: dal lusso al sostenibile ecco cosa compreremo

Lo shopping dopo il?Covid, questa grande incognita. Se durante il?lockdown?ci siamo sbizzarriti con leggings, tute e abbigliamento sportivo vario da sfoggiare in casa, al supermercato e per quelle brevi uscite circoscritte in 200 metri dal portone del palazzo (nemmeno fossimo atleti professionisti), sembra ovvio che dopo il coronavirus nulla sar? pi? come prima: nemmeno le nostre abitudini d’acquisto. Tanto pi? che proprio i negozi d’abbigliamento dovranno cambiare tra accessi contingentati, divisori e meno libert? nei camerini.

L’esperienza cinese. I cittadini di Guangzhou, tra i primi a sperimentare il lockdown da virus, hanno festeggiato la riapertura dei negozi puntando direttamente sulle borse firmate di Herm?s. Quando il locale punto vendita ha riaperto, l’incasso ? stato di 2,7 milioni di dollari in un giorno solo: secondo WWD il maggiore di tutti i tempi per una boutique cinese. Un chiaro esempio di “revenge shopping”, per la serie consoliamoci delle privazioni della quarantena a suon di Birkin in pelle di coccodrillo intarsiate di diamanti.

Il tramonto del fast fashion.?Gi? in calo in tempi non sospetti (vedi il fallimento di Forever 21) potrebbero essere proprio le grandi catene di fast fashion a pagare i costi maggiori della pandemia. Secondo i giornali americani, dopo il Covid chi ama lo shopping punter? sulla qualit? pi? che sulla quantit?, come gi? sta avvenendo da qualche anno con la rivincita del vintage. In breve, meno Primark e pi? beni durevoli e/o sostenibili: la crisi ? tale che?H&M ha annunciato la chiusura di 7 punti vendita in Italia. Complice anche il fatto che, se non potremo entrare in un negozio in tranquillit?, passando qualche ora del nostro tempo a spulciare tra gli scaffali e facendo fatica a selezionare solo sei capi da portare in camerino, met? del gusto per le shopping addicted viene meno.

Grandi classici.?Non solo, ma il virus che ha fatto andare invendute intere collezioni primaverili (Zara, per esempio, ha quasi tutto in saldo sullo shop online) ha costretto brand e consumatori a rendersi conto di quanto il fast fashion costi al pianeta: quando tutto sar? finito, si punter? meno sull’ultima tendenza e pi? su capi che durano nel tempo. Ci aspettano insomma modelli pi???pratici, che esprimano rispetto e funzionalit??, ha spiegato?Emanuele Farneti, direttore di Vogue Italia, al Messaggero. Come dopo la crisi del 1929 e un po’ come la Grande Guerra, quando le donne rinunciarono ai vezzi in favore di un abbigliamento pratico, sempre chic ma con pochi fronzoli (Coco Chanel ne sapeva qualcosa). Probabilmente compreremo anche meno, “riciclando” di pi? ci? che gi? possediamo: d’altronde, lo fa anche Kate Middleton.?

Un occhio all’estate.?Archiviata (purtroppo) la primavera di cui quasi nessuno si ? reso conto, si punta gi? ai costumi per le spiagge che – si spera – in qualche modo frequenteremo. Secondo uno?studio di Stylight, sono gi? aumentate in maniera esponenziale le ricerche online del nuovo bikini di tendenza per il funesto 2020 e, se proprio lo volete sapere, il “vincitore” virtuale ? il modello anni Ottanta: a vita alta ma sgambato nemmeno fossimo in “Sapore di mare” di Vanzina.?