Stanchi di tuta e farina, scatta lo “shopping della vendetta”

Gi? partito in Cina, il ?revenge shopping? si annuncia anche in Italia. L?Agi ne ha parlato con la psicologa dei consumi Nadia Olivero che avverte: ?Gli acquisti ci gratificano, ma la riduzione della vita sociale ci far? cambiare obiettivi”

Abbiamo riempito i carrelli di scatolette, detersivi e chili di farina necessari alla creativit? di tanti neopasticceri domestici che prima della reclusione non avevamo mai neanche imburrato una teglia. In tanti ci siamo tuffati anche nei siti di e-commerce per dotarci di aspirapolvere supersonici, piastre invocate da capigliature orfane dei parrucchieri o tapis roulant da salotto, con una crescita a tripla cifra dal via al lockdown segnalata da Roberto Liscia, presidente di Netcomm.

Fin qui la fase 1. Ma adesso che la fase 2 si avvicina, e con lei la graduale riapertura dei negozi, l?uscita libera e la conseguente  archiviazione di tute e pigiami, c?? un atto provocatorio e liberatorio che sta solleticando, pi? e meglio di una fantasia erotica, i sogni degli italiani: il ?Revenge shopping? (o ?Revenge spending?) la spesa della vendetta contro l?isolamento, l?immobilit?,  il look acqua-sapone-tuta dominante nel ?restiamo a casa? lontani dalle sprangate boutique del cuore. La sostituzione degli acquisti essenziali, insomma, con quelli lussuosi, superflui, e, soprattutto gratificanti per chi ha passato due mesi in compagnia di ciabatte e mocho vileda.

Nato in Cina  dopo la rivoluzione culturale a met? anni Ottanta e riaffacciatosi nel 2003 alla fine della Sars, il ?Revenge shopping? si ? prepotentemente imposto qualche giorno fa, in una versione pi? ordinata e distanziata del ?black friday?,  proprio nella Cina post restrizioni da coronavirus:  con un boom di incassi (2,7 milioni di dollari in un giorno solo, fatturato mai raggiunto prima da un negozio in Cina ) nella nuova boutique di Herm?s a Canton, analizzato dal ?China daily? che segnala una voglia di spendere  pi? forte rispetto a crisi passate e concentrata su ristorazione, intrattenimento e viaggi. Ma, prevedono gli analisti,  non ripianer? certo le perdite economiche commerciali del coronavirus.

Da noi Paola Marzario, fondatrice e presidente della piattaforma Brandon Group,  segnalando ?fenomeni di acquisto d’impulso online nati dalla voglia di sfoggiare capi d’abbigliamento e accessori lussuosi? crede ragionevole immaginare che ?nei primi giorni della riapertura assisteremo anche in Italia a picchi di acquisto nei settori  del lusso e della moda?,  mentre Wiko, brand franco-cinese di telefonia attento ai  trend del momento, ha  sondato la  community italiana di Instagram (social dove gi? compaiono un bel po? di account #revengeshopping) sui desiderata  post lockdown: se  il 66 per cento ha velleitariamente risposto ?un?uscita per festeggiare con gli amici?  (chiss? quando sar? concessa) il 70 per cento ha dichiarato che correr? a comprarsi, appena possibile, un capo di abbigliamento. Andremo per vendetta a fare la fila (distanziata) da Herm?s e colleghi pure noi, nonostante i conti decimati dall?immobilit? professionale e parecchio dipendenti dalle compensazioni statali per le partite Iva? Ci sapremo invece accontentare del low cost o al contrario dei cinesi resisteremo stoicamente alle sirene dalla spesa vendicativa, pensando all?affitto da pagare?

Molto dipender?, spiega all?Agi Nadia Olivero, docente di psicologia dei consumi all?Universit? di Milano-Bicocca, dal ?consumer sentiment?, cio? l’andamento della fiducia dei consumatori sulla situazione e sulle prospettive economiche del Paese: ?Le decisioni relative agli acquisti, soprattutto in periodi critici come queste, vengono condizionate, pi? che dall?entit? del conto in banca dal livello di ottimismo sul futuro Paese?, chiarisce.

I cinesi allora, con le loro file da Herm?s, sono molto ottimisti..

?In generale lo sono notoriamente molto pi? di noi italiani. E rispetto alle griffe, stanno vivendo il momento storico in cui ci si gratifica con i marchi di lusso, un periodo che noi abbiamo gi? ampiamente superato. E poi bisogner? vedere quanto durer? e come nel prossimo futuro i giovani cinesi, pi? attenti alla sostenibilit? ambientale, orienteranno i consumi?.